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Push & Pull
Sunday February 25th 2007, 8:36 pm
Filed under: General, Hacktivism

Push & Pull, o lo sforzo senza sforzo, o l’ Attivita’ Inattiva, sono solo descrizioni esteriori di un processo interiore del quale ho fatto uso negli ultimi anni, sforzandomi di produrre musica che sia seducente e non da usa e getta.
In questa era Postmoderna, l’ Arte di creare musica sta diventando sempre piu’ il Mestiere distribuire svago. 
Pero` sono convinto che per essere significativa  e di successo, la musica deve stimolare simultaneamente livelli diversi della
percezione. 

Deve oltrepassare necessita’ egocentriche ed etnocentriche.

Deve diventare, come dice Jean Gebser, “aperspettiva”.
Un musicista non deve suonare “alla” gente, e neppure “per” la gente, perche’ queste preposizioni implicano una separazione tra il musicista stesso ed il pubblico.
Invece, sento che il vero potere della musica viene comunicato quando il musicista suona “con” la gente; quando, attraverso abili manipolazioni di frequenze (note e suoni), ritmo e parole, le barriere mentali e fisiche fra l’ artista ed il pubblico smettono di esistere e tutti si lasciano trasportare in un ambiente di percezioni piu` sofisticate.
Nelle filosofie orientali questo stato viene spesso chiamato “Svabhavikakaya”, o “lo stato di unita'’” o “lo stato non-dualistico”.
Questo stato ha piu` possibilita` di essere in qualche modo “assaporato” nei concerti dal vivo, perche’ i presenti sono, quasi sempre, predisposti a prendere parte a questa cerimonia/concerto in maniera quasi rituale.
Infatti, da tempo immemorabile, la musica e’ stata usata dagli esseri umani in cerimonie religiose, shamanistiche e magiche ed e’ tuttora usata in molte parti del mondo come mezzo per indurre stati di trance in alcuni processi curativi.
La musica pop e’ un buon esempio dell’uso di tecniche “Push”.  
L’ elemento “Push” e’ la ripetizione del contenuto armonico, lirico e ritmico, mentre esempi di “Pull” sono meglio rappresentati dalla musica d’avanguardia/contemporanea o sperimentale, in cui la ripetizione non e’ cosi’ ovvia anzi a volte e’ completamente assente.
La cosi’ detta musica “new age” o ”ambient” e’ un esempio piu` diluito delle tecniche “Pull”, in cui benche’ ci siano ripetizioni in stile “Push”, il paesaggio sonoro crea un’atmosfera che invita l’ ascoltatore ad entrare e scoprire nuove informazioni musicali ed emotive.
La musica “Push”, cosi` come la televisione, e’ strutturata per essere ovvia, facile, in qualche modo familiare, innocua ed efficace nel manipolare le emozioni.  
Non e’ una coincidenza che quasi tutti i testi delle canzoni pop si concentrano sul tema dell’ “amore” in tutti i suoi aspetti, dalla
tensione sessuale al raggiungimento di una meta romantica, e tutto cio’ che esiste fra le due cose,  riforzando il messaggio di quella che Ken Wilber chiama “la cultura del narcisismo, della regressione e della ritribalizzazione”.
Il rock ed il jazz sono probabilmente i due generi in cui le tecniche di “Push&Pull” possono essere usate parallelamente con  piu’ successo.
Qui possiamo usufruire di elementi “Push” (ripetizione, uso di frequenze e ritmi aggressivi) fusi con elementi “Pull” (non-  ripetizione, improvvisazione, suoni ambient e frequenze non-aggressive) che possono creare, nei casi piu` riusciti, un mondo totalmente interattivo. Un mondo in cui il campo d’azione e` la sensibilita’ interiore dell’ascoltatore e nel quale l’ interattivita’ e` il responso fulmineo, profondo ed avvincente della coscienza.
E’ interessante notare come negli ultimi anni una parola molto di moda sia stata “interattivita`”.
Nello sforzo di essere “in”, di fare tendenza e di stabilire nuovi confini per l’ uso di questa parola nell’ esperienza musicale collettiva, si e` perso di vista il fatto che la musica e’ ed e’ sempre stata un mezzo di espressione realmente
interattivo.
Basta pensare quanto facilmente siamo attratti al partecipare con i nostri artisti preferiti,  ballando, canticchiando le parole di una canzone, a volte cambiandone anche la tonalita`, il tempo ed il ritmo per adattarla ai nostri bisogni emotivi.
L’ uso del “Push&Pull” ci da’ la possibilita’ di sperimentare con un ambient  e molto interessante e stimolante.
 
Corrado.

Ringrazio Corrado Rustici per avermi permesso di riportare questo suo scritto sul mio blog e per i suoi graditissimi auguri.
Peace. 



Personaggi: Benjamin R. Tucker
Thursday June 02nd 2005, 1:11 am
Filed under: General, Hacktivism

Benjamin R. Tucker, nato nel 1854 e morto nel 1939, fu figura di primo piano nell’anarchismo individualista americano. Fondò la rivista “Liberty” che, seppure dapprima attenta agli anarchici collettivisti europei, ruppe presto con essi tutti i contatti in nome della libertà individuale. Per Tucker infatti, lo Stato socialista sarebbe la negazione dell’anarchia, mentre di contro la vera lotta nella società non è fra socialismo e capitalismo, bensì fra “autorità e libertà”.

« Se fosse stato possibile che la creazione concreta o l’adattamento risultante dagli sforzi di un singolo individuo fossero utilizzati contemporaneamente da tutti gli individui, la presa di coscienza di questa possibilità, lungi dall’essere presa a pretesto dalla legge per impedire l’uso di questa cosa senza il permesso del suo creatore o adattatore, e lungi dall’essere considerata dannosa per qualcuno, sarebbe stata salutata come una benedizione per tutti - in breve, sarebbe stata vista come una delle più fortunate caratteristiche della natura delle cose ».

“nè il voto, nè la minaccia delle baionette possono avere un ruolo nella lotta contro il potere, solo la resistenza passiva è lo strumento che potrà assicurare per sempre i diritti delle persone”

“Poiché il Signore, nella sua saggezza, o il Diavolo nella sua malizia, ha disposto le cose in modo che il lavoro dell’inventore o dell’autore sia in natura svantaggiato, l’uomo, nella sua potenza, ha proposto di supplire con un espediente artificiale che non si limita ad annullare lo svantaggio, ma che conferisce all’autore un vantaggio di cui attualmente non gode nessun altro lavoratore - un vantaggio, per di più, che in pratica non va all’inventore o all’autore, ma al promotore, all’editore o alla grande impresa.”

Benjamin R. Tucker (1854-1939)



HOW TO NO-SIAE
Thursday June 02nd 2005, 1:08 am
Filed under: General, Hacktivism

Un articolo che ho scritto per CreativeCommons.it dopo varie discussioni e ricerche.

La “SIAE” è la Società Italiana degli Autori ed Editori. La sua funzione istituzionale è la tutela del diritto d’autore. La SIAE amministra le opere di oltre 71.000 aderenti facendo sì che per ogni sfruttamento di un’opera sia corrisposto all’autore e all’editore un adeguato compenso. CC non può costituire un organo sostitutivo alla SIAE.

Per opere musicali e per opere non musicali, la ricetta è breve e sempre la stessa, ossia usare una licenza libera in cui il licenziante dichiari: a) di essere il titolare di tutti i diritti connessi e di rinunciare al loro esercizio esclusivo; b) di non essere iscritto alla SIAE. Inoltre, si può fare sempre a meno del contrassegno SIAE se non c’è lo scopo di lucro o se il supporto utilizzato impedisce di utilizzarlo. Ogni opera musicale e’ figlia di tre genitori: l’interprete-esecutore, il produttore e l’autore, sempre che non coincida con una o più figure sopra; da questi nascono i diritti connessi.

Ma come tutelarsi? Facciamo un esempio: Mario scrive una canzone, per la sua opera vuole utilizzare una licenza CC ma vuole anche tutelare i suoi diritti; qualcuno potrebbe pur sempre copiare il pezzo!! Subentra allora copyzero (per esempio), vi sarà apposta la firma digitale del Movimento Costozero e una marca temporale (avente valore legale) certificata da un ente accreditato presso il CNIPA. Il periodo di validità della marca temporale si estende per 3 anni a partire dalla data di emissione. Mario ora sarà (auto)tutelato e libero di far ascoltare i propri pezzi a chi vuole!!

Riferimenti: (art. 180 della Legge 22/4/1941, n.633): L’autore o il suo avente causa può esercitare personalmente i diritti riconosciuti dalla Legge, oppure affidarne la tutela alla Società Italiana degli Autori e degli Editori.

Il sito web della SIAE

il sito web Copyzero

L’articolo originale